11/10/07

Bamako 01


I Boeing della Royal Air Marocco sono piccoli e poco confortevoli. Tra Milano e Casablanca si mangia pollo o pesce e fra Casablanca e Bamako puoi scegliere fra pesce e pollo. Dei vecchi 737-500 privi dei più banali accessori come un monitor. L’arrivo nell’aeroporto della capitale di uno dei paesi più poveri del mondo è stato buono. Sceso dall’aereo non c’era uno di quegli odiosi pulmini che ti accompagnano per 35 metri fino al ritiro bagagli. A piedi ho percorso la distanza che mi separava da Agata. Era la prima volta che pestavo il suolo africano e ne respiravo l’aria. Rapido entro fra i primi nel terminal. Uno stanzone dove fra qualche minuto vedr˜ Agata. Anzi no! La vedo subito. Mi sbraccio per farmi riconoscere (!), lei accenna un gesto di saluto. Ci sono! Siamo riusciti a ritrovarci. Sbrigo la faccenda dogana abbastanza rapidamente e mi avvicino ad Agata. So che non posso saltarle al collo e baciarla appassionatamente. Le sfioro il volto e ci diamo un bacio sulla guancia. Durante l’attesa dei bagagli ci guardiamo intensamente e ci mettiamo le mani addosso come per verificare che é tutto vero. é tutto vero! Ritroviamo il nostro tassista e saliamo a bordo di una Renault 19 del tutto inagibile. Ma il nostro autista non ha difficoltˆ a percorrere i 30 minuti che ci separano da casa. Mi guardo attorno. Quello che vedo é una parte di Africa; ma


sento che c’é qualcosa di familiare in tutti questi negozietti sparsi disordinatamente uno di fianco all’altro; é tutto molto buio appena lo sguardo si allontana dalla strada principale che ci porta in città. Superato il lungo e stretto ponte sul Niger siamo molto vicini a casa. Ho dormito. Mi sono svegliato. Sono stato al CCF. Ma apre al pomeriggio. Decido di fare un giro per la città. Mi spingo un po’ più a Nord-Est. Ho visto la cattedrale di cui si scorge il campanile da casa di Agata. Sulla strada c’era una donna nera che chiedeva l’elemosina con tre bambini molto piccoli, avranno avuto al massimo 4 anni. Ma la cosa che mi ha colpito é che due bambini erano completamente bianchi e completamente biondi. Proprio dal Nord Europa! Ma qui nessuno pare stupirsi di nulla. Nelle mie lunghe passeggiate non incontro mai bianchi, ma io passo inosservato come un fantasma. Lo preferisco, piuttosto che essere importunato solo perché bianco; é difficile prendere una posizione in merito. Loro pensano che tu sia molto ricco perché occidentale. Ma io non mi sento per nulla ricco; anzi, trovo la vita qui molto più cara di quanto io possa permettermi. Con 20 euro ho comprato dodici litri di acqua, un litro di succo, tre birre e due scatole di biscotti.



Il mio giro di stamattina mi ha portato ad un mercato coperto dove c’erano i prodotti che si trovano in qualsiasi altra fiera o mercato di un pese mediamente sviluppato come la Sicilia, ad esempio. Mi impressiona vedere questi mercati che strabordano di merci. Non capisco a chi possano servire. I maliani non vestono con le stesse cose che si trovano qui. Si trova di tutto, ma soprattutto, si trova in grande quantità. In giro ci sono migliaia di motorini e decine di negozi che vendono accessori e ricambi per motorini. E poi i negozi di mobili per ufficio o di elettronica e cellulari. Ma i più diffusi sono quelli di idraulica e costruzioni. Non capisco con un tasso di analfabetismo che supera il 60%, cosa se ne facciano delle decine di cartolerie e delle tonnellate di carta che vendono; oltre alle moltissime bancarelle che vendono libri di scuola. I maliani pare siano dei carnivori insaziabili; ho attraversato rapidamente il mercato della carne; é in una struttura coperta e buia che emana un odore sin troppo forte per il mio nasone mediterraneo. Ma ho mangiato della carne squisita; é difficile trovare dei veri e propri panifici. Magari trovi delle elastiche baguette sullo stesso bancone che vende chiodi e tubi di plastica. Per strada buttati per terra, in vendita, c’erano degli enormi pesci del Niger. I maliani li esportano anche nei paesi della costa. Credo si tratti prevalentemente di pesce persico o siluro. E poi pollame ancora vivo, spalmato per terra o appeso alla bicicletta di qualche venditore ambulante. Agata mi ha raccontato di aver visto dei bimbi cacciare i grossi pipistrelli che abitano in questo che si chiama Quartier du Fleuve. Io li ho solo visti volare. Fino ad oggi.
Qui non riesco a fotografare; é pieno di persone in giro. E non voglio nè importunare con la mia macchina, nè essere importunato mentre la uso.


Fra tutte le merci che affollano questo grande mercato che é Bamako, il vetro mi pare raro. Non ho visto praticamente mai dei bicchieri di vetro in vendita. Invece, nei ristoranti ne hanno di bellissimi.

Una settimana é trascorsa. Ormai si é instaurata una specie di routine. Ovvero so quello che mi aspetta. E per questo mi sento da una parte più sereno, dall’altra più rassegnato. Il weekend é andato bene con Agata. Abbiamo fatto dei giri al mercato, siamo stati ad una festa, abbiamo avuto ospiti a cena. Il lunedì é un giorno un po’ difficile, perchè il CCF, la biblioteca dove vado a studiare, é chiusa. A casa fa molto caldo e non c’é nemmeno un tavolo su cui poter leggere e studiare comodamente. Dopo una settimana a Bamako inizio a trovare tedioso andare in giro per le strade del quartiere. Ti guardano tutti o nessuno, ma sei comunque fuori luogo o un pollo da spennare. Il concetto di rispetto é molto strano. Ti ossequiano ma con il preciso intento di prendersi gioco di te. È chiaramente un gioco a carte scoperte: sei perfettamente consapevole del bluff del tuo interlocutore, ma troppo spesso devi fare buon viso a cattivo gioco, inghiottire e andare oltre.

Ieri passeggiavo al mercato ed un uomo ha iniziato a barcollare e tutta la gente attorno ha dato vita ad un coro da stadio in stile “ola”, fintanto che l’uomo non é caduto per terra. Nessuno ha mosso un dito; nessuno lo ha aiutato ad alzarsi. Pochi minuti dopo, fuori dal mercato, con Agata abbiamo avuto un attimo di difficoltà per ritrovare la direzione di casa. Appena ci fermavamo ad un incrocio, uno sciame di maliani ci avvicinava per offrirci il loro «aiuto». Non mi va di essere guardato come se avessi una € stampato in faccia.
Il padrone di questi appartamenti circola con una Mercedes di grossa cilindrata con i sedili ricoperti di pelliccia nemmeno fossimo ad Amburgo d’inverno.

2 commenti:

Sciara ha detto...

l'africa sembra dare nuova vita al tuo modo di scrivere. si direbbe che ti doni.

AlfEle ha detto...

Bè onestamente tra tutto quello che hai scritto non mi sembra che l'aspetto più interessante sia "il tuo modo di scrivere" quanto l'imponente sforzo di tollerenza che ti impone un luogo come quello che hai descritto.......questo si che ti farà bene.
Comunque BACI ad entrambi

Alfredo